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CYBERTRUTH · 1 · Scritti — la ricostruzione dei fatti

documentato — ANSA, il Resto del Carlino, BolognaToday, Il Fatto Quotidiano

Salute mentale: il TSO chiesto al 112 e mai attivato

Questa è la parte meno raccontata del caso, e probabilmente la più importante. Tutte le fonti di questa scheda si trovano nella pagina 4, nel blocco contrassegnato TSO.

╔══ IL PERCORSO NEI SERVIZI ══╗

12 GIUGNO 2026 — CASTELLO D'ARGILE. Primo episodio noto. Fakir, secondo il racconto del sindaco Alessandro Erriquez, avrebbe cercato di raggiungere un amico a Cento ed è sceso dall'autobus alcuni chilometri prima. Vaga per il paese, entra nel cortile di un condominio vicino a via Guido Rossa, citofona a un'abitazione scelta a caso. Alcuni residenti chiedono aiuto. Arrivano i carabinieri, un'ambulanza del 118 e lo stesso sindaco, che gli parla a lungo. Fakir appare confuso ma NON aggressivo, e collabora con chi cerca di aiutarlo. Gli operatori gli offrono assistenza medica: lui rifiuta il trasporto in ospedale.

20 GIUGNO 2026 — BORGO PANIGALE. Nel primo pomeriggio il 118 lo soccorre in un'area giochi: si è tagliato il polso sinistro. Al pronto soccorso dell'ospedale Maggiore i medici lo descrivono vigile e orientato, con umore depresso ma tranquillo. È FAKIR STESSO A CHIEDERE di parlare con uno psichiatra.

GIORNI SUCCESSIVI — IL CENTRO DI SALUTE MENTALE. Si presenta a un centro di salute mentale. I medici formulano una prima diagnosi, confermano una terapia e fissano un secondo appuntamento per i primi giorni di agosto.

19 LUGLIO 2026. Muore in via Italo Svevo. All'appuntamento di agosto non arriverà mai.

In poco più di un mese, quindi, Fakir aveva incrociato tre volte il sistema pubblico: carabinieri e 118 a Castello d'Argile, pronto soccorso a Bologna, centro di salute mentale. Aveva chiesto aiuto lui, esplicitamente. Il quarto incontro con lo Stato è stato quello del 19 luglio.

╔══ IL TSO CHIESTO AL 112 E MAI ATTIVATO ══╗

Secondo due testimoni raccolti da BolognaToday, mentre Fakir era in crisi in via Svevo — allucinato, si feriva da solo colpendo l'asfalto e le serrande dei garage — una donna qualificatasi come operatrice sanitaria chiese esplicitamente alla centrale del 112 di attivare la procedura per il trattamento sanitario obbligatorio.

Il TSO non venne avviato.

È uno dei punti al vaglio degli inquirenti, insieme alle modalità della contenzione e all'adeguatezza della risposta sanitaria. Il TSO è disposto con ordinanza del sindaco su proposta motivata di un medico, e convalidato dal giudice tutelare: non è un atto che la centrale del 112 possa attivare da sola, ma è il canale attraverso cui la richiesta doveva essere incanalata verso chi poteva disporlo.

╔══ I PROTOCOLLI SANITARI ══╗

Per le urgenze psichiatriche è previsto che il paziente non venga mai lasciato in posizione prona, ma posizionato su un fianco o supino. I quattro volontari della Croce Rossa inviati in via Svevo erano un equipaggio BLSD: nessun medico, nessun infermiere. Addestrati alla rianimazione e all'uso del defibrillatore, ma senza possibilità di valutazione clinica avanzata né di somministrare farmaci per sedare Fakir e abbreviare il contenimento fisico degli agenti.

Il 1° agosto 2026 l'Azienda USL di Bologna ha annunciato la riscrittura dei protocolli del 118 sulla gestione delle persone alterate, stabilendo quando far intervenire il medico. È un fatto successivo alla morte di Fakir, ma dice qualcosa su cosa non funzionava prima.

╔══ QUALE CENTRO DI SALUTE MENTALE LO SEGUIVA? ══╗

Non è noto. Ed è una domanda che non si può semplicemente andare a fare.

IL CRITERIO. In Italia la presa in carico psichiatrica segue un criterio di territorialità: il paziente afferisce al centro di salute mentale competente per la zona in cui risiede. Fakir risiedeva a Borgonuovo, frazione del comune di Sasso Marconi, che ricade nel Distretto Reno, Lavino e Samoggia dell'Ausl di Bologna: il relativo centro di salute mentale si trova a Casalecchio di Reno, in via Cimarosa 5/2.

QUESTA È UN'INFERENZA, NON UN DATO VERIFICATO. E ci sono elementi che la complicano. Il 20 giugno Fakir viene soccorso a Borgo Panigale e portato al pronto soccorso del Maggiore, che è a Bologna città: l'invio al centro di salute mentale può essere avvenuto verso il distretto di residenza oppure verso quello dell'ospedale. Inoltre nei mesi precedenti dormiva spesso da amici e parenti in altre zone della città, tra cui il Pilastro.

PERCHÉ IL PUNTO CONTA. Se una persona è residente in un comune ma di fatto vive altrove, la presa in carico territoriale è esattamente il punto in cui la continuità delle cure si può rompere: un appuntamento fissato a trenta chilometri da dove dormi è un appuntamento più facile da mancare. La domanda non è burocratica, riguarda se quel percorso di cura fosse praticabile.

╔══ PERCHÉ UN GIORNALISTA NON PUÒ SEMPLICEMENTE CHIEDERLO ALL'AUSL ══╗

Questa informazione non è ottenibile per via giornalistica, e non per reticenza dell'azienda sanitaria: per divieto di legge.

I dati sulla salute sono «categorie particolari di dati personali» ai sensi dell'articolo 9 del Regolamento europeo 2016/679 (GDPR) e godono di una tutela rafforzata. Un'azienda sanitaria non può confermare né smentire che una persona identificata fosse in carico a un proprio servizio: la conferma stessa sarebbe una comunicazione di dati sanitari. Il divieto non si estingue con la morte dell'interessato — l'articolo 2-terdecies del Codice privacy (d.lgs. 196/2003) prevede che i diritti sui dati dei defunti possano essere esercitati da chi ha un interesse proprio o agisce a tutela dell'interessato, quindi in sostanza dai familiari, non da terzi.

Si aggiungono il segreto professionale del personale sanitario, penalmente sanzionato dall'articolo 622 del codice penale, e il segreto d'ufficio. E dal lato del giornalista valgono le Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica, allegate al Codice privacy, che sui dati sanitari impongono un vincolo di essenzialità dell'informazione e di rispetto della dignità della persona.

CONSEGUENZA PRATICA. Il dato può emergere per due sole vie: attraverso i familiari e il loro legale, che possono chiedere la documentazione sanitaria in quanto titolari di un interesse proprio; oppure attraverso l'autorità giudiziaria, che può acquisire la cartella clinica nell'ambito dell'inchiesta. Non attraverso una richiesta di un giornalista all'Ausl.

Questo archivio segnala quindi la domanda, e segnala anche che la domanda non ha, allo stato, un canale legittimo di risposta pubblica. È un limite di conoscenza, non una reticenza da denunciare.

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Questa scheda fa parte dell'archivio CYBERTRUTH sulla morte di Abderrahim Fakir.