quadro normativo — Costituzione, legge Basaglia, Corte costituzionale, Cassazione, CEDU
La tutela del malato psichiatrico: cosa dice la legge
Nessuna delle norme che seguono riguarda direttamente la condotta dei due agenti del 19 luglio. Definiscono però il quadro entro cui, in Italia, una persona in crisi psichiatrica deve essere trattata da chiunque si trovi ad averla davanti. È il metro con cui l'intera vicenda va misurata, e per questo l'archivio lo riporta per intero. I riferimenti completi sono nella pagina 4.
╔══ LA COSTITUZIONE ══╗
ARTICOLO 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.» Da qui discende il diritto all'autodeterminazione terapeutica, e quindi anche il diritto di rifiutare le cure: che è esattamente quello che Fakir esercitò il 12 giugno a Castello d'Argile, rifiutando il trasporto in ospedale.
ARTICOLO 13. La libertà personale è inviolabile. Il quarto comma è il più pertinente qui: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.» Vale per chiunque sia privato della libertà, non solo per i detenuti: quindi anche per una persona ammanettata o legata con fascette in un cortile.
╔══ LA LEGGE BASAGLIA ══╗
Legge 13 maggio 1978 n. 180, poi confluita negli articoli 33, 34 e 35 della legge 833/1978 che istituisce il Servizio sanitario nazionale.
L'Italia è stato il primo Paese al mondo a decidere per legge la chiusura dei manicomi. Il principio che introduce non è organizzativo ma di statuto della persona: il malato psichiatrico cessa di essere considerato un «pericoloso a sé e agli altri» da custodire, e diventa un soggetto titolare di diritti, il cui CONSENSO ALLE CURE VA RICERCATO IN OGNI SITUAZIONE. Il trattamento obbligatorio diventa l'eccezione, non la regola, e soltanto entro una procedura garantita.
LA PROCEDURA DEL TSO. Proposta motivata di un medico, convalidata da un secondo medico di struttura pubblica. Ordinanza del sindaco. Notifica al giudice tutelare entro quarantotto ore dal ricovero. Il giudice tutelare, entro le successive quarantotto ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, convalida o non convalida con decreto motivato. Durata sette giorni, rinnovabile. Il TSO avviene «nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici», e chi vi è sottoposto conserva il diritto di comunicare con chi ritiene opportuno.
Non è quindi un atto che una centrale operativa possa disporre da sola: è il canale attraverso cui una richiesta deve essere incanalata verso chi ha il potere di disporlo.
╔══ CORTE COSTITUZIONALE, SENTENZA n. 76 DEL 30 MAGGIO 2025 ══╗
Un anno prima della morte di Fakir la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 35 della legge 833/1978 nella parte in cui non garantiva alla persona sottoposta a TSO di essere informata e ascoltata. Le nuove garanzie: il provvedimento del sindaco deve essere comunicato all'interessato o al suo legale rappresentante prima della notifica, e il giudice tutelare deve ascoltare il paziente prima di convalidare.
È un dato che dice in quale direzione si stava muovendo l'ordinamento: verso più garanzie per la persona in crisi, non meno.
╔══ CASSAZIONE: LA CONTENZIONE NON È UN ATTO TERAPEUTICO ══╗
Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 50497 del 20 giugno 2018, nota come sentenza Mastrogiovanni.
Franco Mastrogiovanni, maestro elementare di 58 anni, morì legato mani e piedi a un letto il 31 luglio 2009 nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania, dove era stato ricoverato in TSO meno di novanta ore prima. La contenzione fu ripresa dalle telecamere del reparto.
I principi affermati dalla Corte:
— La contenzione meccanica NON È MAI UN ATTO TERAPEUTICO. È uno strumento restrittivo della libertà personale che non ha finalità curativa e non produce alcun miglioramento delle condizioni di salute.
— È legittima soltanto in presenza di una situazione concreta di pericolo evidente e attuale di grave danno per il paziente, da valutare con criteri rigorosi e caso per caso.
— Fuori da questa ipotesi, la contenzione integra il reato di SEQUESTRO DI PERSONA.
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha inoltre condannato l'Italia per violazione dell'articolo 3 della Convenzione — divieto di trattamenti inumani e degradanti — in un caso di contenzione meccanica in ambiente sanitario. È una condanna distinta da quella sul caso Magherini, riportata qui sotto: riguarda un altro articolo della Convenzione e un contesto ospedaliero, non di polizia.
Avvertenza necessaria: questa giurisprudenza riguarda la contenzione sanitaria in ambiente ospedaliero, non il contenimento operato da forze di polizia sulla pubblica via, che risponde ad altre norme. È riportata perché definisce il principio generale con cui l'ordinamento italiano guarda al corpo legato di una persona in crisi psichiatrica.
╔══ IL PRECEDENTE CHE TORNA, E LA CONDANNA DI SEI MESI PRIMA ══╗
Riccardo Magherini, 39 anni, morì a Firenze il 3 marzo 2014 dopo essere stato immobilizzato a terra in posizione prona da tre carabinieri. È il caso a cui più spesso viene accostata la morte di Fakir: entrambi riguardano la stessa domanda, cioè cosa accade a una persona in stato di alterazione tenuta a faccia in giù sull'asfalto.
Il 15 gennaio 2026 quel caso è arrivato alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che con la sentenza Magherini e altri c. Italia (ricorso n. 32707/19) ha condannato lo Stato italiano per DOPPIA VIOLAZIONE DELL'ARTICOLO 2 della Convenzione, il diritto alla vita.
SUL PIANO SOSTANZIALE. L'immobilizzazione iniziale poteva essere necessaria, ma non è stata dimostrata l'assoluta necessità di mantenere Riccardo Magherini ammanettato in posizione prona per circa venti minuti, anche dopo che aveva smesso di muoversi e parlare ed era divenuto apparentemente non responsivo. La Corte ha inoltre rilevato che le linee guida allora vigenti prevedevano l'ammanettamento a terra in posizione prona SENZA ALCUN RIFERIMENTO ai rischi del mantenimento prolungato in quella posizione, e che agli agenti non era stata impartita alcuna formazione specifica su quei rischi.
SUL PIANO PROCEDURALE. L'indagine non ha rispettato il requisito di indipendenza, perché a raccogliere le dichiarazioni di testimoni oculari chiave, nell'immediatezza dei fatti, furono gli stessi agenti coinvolti nell'intervento.
QUATTRO MESI DOPO QUELLA SENTENZA il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha emanato le linee guida dell'11 maggio 2026. La successione temporale è un fatto; il nesso è plausibile ma non risulta da alcuna fonte, e qui è segnalato come ipotesi.
DUE PUNTI DI QUELLA SENTENZA TORNANO SU QUESTA VICENDA. Il primo: il giudizio non riguarda solo la legittimità iniziale dell'uso della forza, ma anche la sua DURATA, la sua modulazione, IL MONITORAGGIO SANITARIO e la capacità degli operatori di riconoscere in tempo il deterioramento clinico. Il secondo: la richiesta dell'avvocato della famiglia Fakir, che le indagini non siano svolte dalla polizia, si appoggia esattamente al profilo procedurale di questa condanna.
╔══ LA CARENZA DEI SERVIZI ══╗
Dati di contesto, riferiti al sistema nazionale e non al singolo caso.
— Alla salute mentale è destinato circa il 3 per cento del Fondo sanitario nazionale; alcune stime più recenti lo collocano tra il 2,6 e il 2,7 per cento. La Francia investe circa il 10 per cento, la Germania circa il 12.
— Oltre un milione di persone risulta in cura presso i servizi psichiatrici territoriali per ansia, depressione, disturbi del comportamento o alimentari: il numero più alto mai registrato.
— La Società italiana di psichiatria denuncia da anni una carenza strutturale di personale. Uno studio recente stima necessario un incremento di almeno 1,9 miliardi di euro in tre anni e un aumento del 47 per cento del personale dedicato.
— Le disuguaglianze territoriali sono forti. L'Emilia-Romagna è tra le regioni con la copertura più alta, circa 235 utenti seguiti ogni diecimila abitanti, sopra la media nazionale; Marche, Abruzzo, Molise e Calabria sono sensibilmente sotto.
Quest'ultimo dato va letto con onestà, perché taglia in due direzioni: la regione in cui Fakir è morto è tra quelle che investono di più in salute mentale. Il che sposta la domanda dal quanto al come — sulla continuità della presa in carico, sui protocolli dell'emergenza, sul raccordo tra 118, forze dell'ordine e servizi territoriali.