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CYBERTRUTH · 1 · Scritti — la ricostruzione dei fatti

documentato — Sky TG24, ANSA, il Resto del Carlino, Il Fatto Quotidiano

Chi era Abderrahim Fakir: lavoratore, immigrato regolare, paziente psichiatrico

Abderrahim Fakir aveva 42 anni. Nato in Marocco, arrivato in Italia a sette anni: ci viveva da trentacinque.

LAVORATORE. Titolare di un'impresa di facchinaggio e pulizie attiva nella logistica, con dipendenti. Non un lavoro precario: un'azienda propria, che secondo la sua avvocata «si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti».

RESIDENTE NEL BOLOGNESE. Abitava a Borgonuovo, frazione del comune di Sasso Marconi, provincia di Bologna. Negli ultimi mesi aveva trascorso periodi a casa di amici e parenti in altre zone della città, tra cui il Pilastro, dove aveva dormito la notte precedente. La mattina del 19 luglio era in via Italo Svevo per far visita a parenti e amici.

IMMIGRATO REGOLARE. L'avvocata Barbara Spinelli, che lo assisteva nella procedura sul permesso di soggiorno: «Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino». Aveva chiesto la protezione speciale; la Commissione territoriale aveva respinto la domanda, ma il tribunale aveva sospeso il diniego, autorizzandolo a restare. Nel ricorso aveva fatto valere il radicamento: lavoro regolare almeno dal 2012, tasse pagate, una società fondata. Secondo la legale, negli ultimi mesi aveva sviluppato «una paura immotivata di essere mandato via dall'Italia» legata al nuovo Patto europeo sulla migrazione, pur avendo i documenti in regola.

PAZIENTE PSICHIATRICO IN CARICO AI SERVIZI. Il 20 giugno, un mese prima di morire, il 118 lo soccorre in un'area giochi di Borgo Panigale: si era tagliato il polso sinistro. Al pronto soccorso del Maggiore i medici lo descrivono vigile e orientato, umore depresso ma tranquillo. È lui a chiedere di parlare con uno psichiatra. Nei giorni successivi si presenta a un centro di salute mentale: prima diagnosi, terapia confermata, secondo appuntamento fissato per i primi giorni di agosto. Non ci è arrivato. Otto giorni prima, il 12 giugno, un primo episodio a Castello d'Argile: appare confuso ma collaborativo e rifiuta il trasporto in ospedale.

ASMATICO. Lo riferiscono amici e familiari. È un dato che i consulenti dovranno pesare.

Secondo chi lo conosceva attraversava un periodo difficile: il lutto per la madre, debiti, difficoltà dell'azienda, l'ansia per la procedura sul permesso. Gli amici: «Era un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia» (Mohamed Bujana); «un ragazzo educato, tranquillissimo, un lavoratore», «non era una persona violenta» (Antonietta Enacca, che lo conosceva da 26 anni).

I PRECEDENTI. Fakir aveva precedenti per droga: una condanna per detenzione e spaccio e, per ripetute violazioni dell'obbligo di residenza durante i domiciliari, un periodo in carcere. Il dato è pubblico e va riportato. Va anche collocato: nulla di quanto avvenuto il 19 luglio 2026 li riguarda. Nella perquisizione della sua abitazione, il 22 luglio, non sono state trovate sostanze stupefacenti. Quel giorno non c'era alcuna attività criminale da fermare: c'era un uomo in crisi psichiatrica in un cortile di garage.

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Questa scheda fa parte dell'archivio CYBERTRUTH sulla morte di Abderrahim Fakir.