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  <title>CYBERTRUTH — La morte di Abderrahim Fakir — tutto ciò che dovete sapere</title>
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  <description>Archivio documentale sulla morte di Abderrahim Fakir al Pilastro, Bologna, 19 luglio 2026: fatti documentati, cronologia, bodycam, TSO e nodi dell&apos;inchiesta.</description>
  <language>it-IT</language>
  <lastBuildDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</lastBuildDate>
  <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
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    <title>CYBERTRUTH</title>
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    <title>Perché gli agenti erano solo due e sono stati coinvolti direttamente dei cittadini?</title>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>IL NUMERO In via Italo Svevo è arrivata una sola volante con due agenti. Le linee guida del Dipartimento della Pubblica sicurezza dell&apos;11 maggio 2026 sulla gestione delle persone non collaborative prevedono, per immobilizzare un soggetto che oppone forte resistenza, tecniche…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>IL NUMERO</p><p>In via Italo Svevo è arrivata una sola volante con due agenti. Le linee guida del Dipartimento della Pubblica sicurezza dell'11 maggio 2026 sulla gestione delle persone non collaborative prevedono, per immobilizzare un soggetto che oppone forte resistenza, tecniche articolate e quattro operatori, con il supporto di una seconda pattuglia o dei carabinieri. Prevedono inoltre che, alla segnalazione di una persona agitata, la pattuglia informi la centrale operativa e chieda l'intervento di altre squadre.</p><p>Due agenti hanno quindi affrontato, con l'aiuto di privati cittadini, una situazione che il protocollo prevede sia gestita da quattro operatori qualificati.</p><p>Questo non prova, da solo, una responsabilità penale. Ma sposta la domanda: non «i due agenti hanno sbagliato la presa», bensì «perché quei due agenti si sono trovati soli, e chi doveva mandare gli altri».</p><p>DA VERIFICARE: non risulta pubblicamente se i rinforzi siano stati richiesti. È la domanda da porre.</p><p>COSA DICONO LE LINEE GUIDA SULLE ALTRE PERSONE PRESENTI</p><p>Nella sezione sulla de-escalation, il documento indica esplicitamente tra le azioni dell'operatore quella di ALLONTANARE eventuali altre persone che potrebbero amplificare lo stato di agitazione del soggetto. I civili, secondo il protocollo, vanno tenuti a distanza. Al Pilastro quattro di loro hanno invece partecipato al contenimento fisico.</p><p>COSA PUÒ FARE UN PRIVATO CITTADINO — IL QUADRO NORMATIVO</p><p>Avvertenza: questa è materia da penalista e qui si riportano soltanto le norme applicabili, non un parere legale.</p><p>Art. 383 c.p.p. — FACOLTÀ DI ARRESTO DA PARTE DEI PRIVATI. Un cittadino può procedere all'arresto in flagranza soltanto per i delitti indicati dall'art. 380 c.p.p., cioè i reati gravi per cui l'arresto è obbligatorio, e purché procedibili d'ufficio. Deve poi consegnare l'arrestato alla polizia giudiziaria senza ritardo: la Cassazione ha precisato che non può trattenerlo oltre il tempo strettamente necessario alla consegna. Il caso di Fakir non rientra in questa ipotesi: non era in corso un delitto da arresto obbligatorio.</p><p>Art. 52 c.p. — LEGITTIMA DIFESA. Le stesse linee guida precisano che, a differenza della scriminante dell'art. 51 riservata ai pubblici ufficiali, la legittima difesa può essere invocata da chiunque, fermo restando il requisito della proporzionalità tra offesa e difesa. Può plausibilmente coprire il conducente dell'auto nel momento in cui viene spintonato. Assai più difficile che copra chi continua a tenere ferme le caviglie di un uomo già legato, quando l'offesa è cessata.</p><p>Art. 51 c.p. — ESERCIZIO DI UN DIRITTO O ADEMPIMENTO DI UN DOVERE. Le linee guida lo presentano come riservato agli operatori di polizia. In dottrina la seconda parte della norma — l'adempimento di un ordine legittimo della pubblica Autorità — è discussa anche per i privati. È il punto giuridicamente più delicato, perché secondo alcune testimonianze sarebbero stati gli agenti stessi a chiedere aiuto a un cittadino.</p><p>Art. 54 c.p. — STATO DI NECESSITÀ. Terza scriminante astrattamente invocabile.</p><p>Art. 588 c.p. — RISSA. Va detto per correttezza: quanto avvenuto NON è una rissa in senso tecnico, che richiede almeno tre persone che si affrontano reciprocamente. Le fonti parlano di colluttazione.</p><p>IL DATO DI FATTO PROCESSUALE: nessuno dei quattro civili è annotato nel registro 45-bis. Dentro ci sono soltanto i due agenti e i quattro volontari della Croce Rossa.</p><p>LE DOMANDE APERTE</p><p>1. I rinforzi sono stati chiesti? Da chi, quando, con quale risposta della centrale?<br>2. Se un agente chiede a un passante di aiutarlo a immobilizzare una persona, quel passante è coperto da una scriminante?<br>3. E l'agente che glielo chiede, avendo un protocollo che gli impone di allontanare i presenti, come risponde di quella scelta?</p><p>FONTI DI QUESTA SCHEDA (i link completi sono nella pagina 4)<br>— Linee guida del Dipartimento della Pubblica sicurezza, 11 maggio 2026, riportate da Sky TG24, Il Post, Today e BolognaToday il 20-21 luglio 2026.<br>— il Resto del Carlino, 22 luglio 2026, relazione di servizio degli agenti.<br>— il Resto del Carlino, 25 luglio 2026, i quattro civili nella bodycam.<br>— Testi del codice penale e di procedura penale: articoli 51, 52, 54, 588 c.p. e 380, 383 c.p.p.</p>]]></content:encoded>
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    <title>Tutti i fatti documentati e non contestati</title>
    <link>https://cybertruth.it/scheda/tutti-i-fatti-documentati-e-non-contestati/</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Questo archivio tiene separate tre cose. In cima ciò che è documentato e non contestato da nessuna delle parti. Poi ciò che è oggetto di inchiesta. In fondo il rimpallo delle responsabilità tra istituzioni, che è la parte più fragile e va letta per ultima. Una precisazione sul…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Questo archivio tiene separate tre cose. In cima ciò che è documentato e non contestato da nessuna delle parti. Poi ciò che è oggetto di inchiesta. In fondo il rimpallo delle responsabilità tra istituzioni, che è la parte più fragile e va letta per ultima.</p><p>Una precisazione sul metro: «documentato e non contestato» non significa «accertato in giudizio». Nessun processo è ancora cominciato. Significa che il fatto risulta da atti — relazioni di servizio, ricostruzioni ufficiali dell'Ausl, filmati acquisiti dalla Procura, il testo delle linee guida ministeriali — e che nessuna delle parti in causa lo ha smentito.</p><p>╔══ DOCUMENTATO E NON CONTESTATO ══╗</p><p>— Abderrahim Fakir era un immigrato REGOLARE. La sua avvocata, che lo assisteva nella riconferma del permesso di soggiorno: «Lui era già perfettamente in regola». Il diniego sulla protezione speciale era stato sospeso dal tribunale. (fonte: Sky TG24, 21 luglio)</p><p>— Era un LAVORATORE, titolare di un'impresa di facchinaggio e pulizie con dipendenti, regolarmente attivo almeno dal 2012.</p><p>— Era un PAZIENTE PSICHIATRICO IN CARICO AI SERVIZI, seguito da un centro di salute mentale dal 20 giugno 2026, con diagnosi, terapia confermata e un secondo appuntamento fissato per l'inizio di agosto. (fonte: ANSA, 24 luglio)</p><p>— Al momento dell'intervento NON ERA IN CORSO ALCUN REATO. La volante non arriva per un'operazione di polizia giudiziaria: arriva perché dei residenti segnalano un uomo in stato di alterazione. Due minuti dopo il loro arrivo sono gli agenti stessi a segnalare al 118 «un soggetto in crisi psichiatrica».</p><p>— GLI AGENTI ERANO DUE. Una sola volante, un capopattuglia di 28 anni e un assistente di 23. Le linee guida del Dipartimento della Pubblica sicurezza dell'11 maggio 2026 prevedono che per immobilizzare un soggetto che oppone forte resistenza servano TECNICHE ARTICOLATE E QUATTRO OPERATORI, con il supporto di una seconda pattuglia o dei carabinieri. (fonte: linee guida del Viminale, riportate da Sky TG24, Il Post, BolognaToday e Today il 20-21 luglio)</p><p>— DEI CIVILI HANNO PARTECIPATO AL CONTENIMENTO FISICO. Quattro residenti del Pilastro, con tempi e modalità diverse; il più visibile è un cittadino kosovaro che ha tenuto ferme le caviglie di Fakir, continuando anche quando questi non si muoveva più. Secondo alcune testimonianze raccolte tra i residenti, sarebbero stati gli stessi agenti a chiedere aiuto a un cittadino. Le stesse linee guida prescrivono invece, nella fase di de-escalation, di ALLONTANARE le altre persone presenti che possono amplificare lo stato di agitazione del soggetto. (fonte: il Resto del Carlino, 25 luglio; linee guida del Viminale)</p><p>— FAKIR È STATO TENUTO A TERRA IN POSIZIONE PRONA. Le linee guida prescrivono il contenimento a terra in posizione SUPINA, con IMMEDIATA ROTAZIONE SUL FIANCO per garantire la respirazione, e stabiliscono che la posizione prona con compressione del torace non deve essere prolungata per i rischi al sistema cardiaco e agli organi respiratori.</p><p>— LA RIANIMAZIONE È COMINCIATA CON L'UOMO ANCORA LEGATO a polsi e caviglie. Risulta dai filmati. Le linee guida prescrivono la rimozione dei mezzi di contenimento prima delle manovre sanitarie.</p><p>— L'AUTOPSIA HA RILEVATO sangue nei polmoni e segni di schiacciamento degli organi respiratori. (fonte: il Resto del Carlino e Sky TG24, 24 luglio)</p><p>╔══ SOTTO INCHIESTA ══╗</p><p>Procura di Bologna, ipotesi di omicidio colposo, sei persone annotate nel registro preliminare 45-bis: i due agenti e i quattro volontari della Croce Rossa. Nessuno è formalmente indagato. I nodi aperti sono nella scheda dedicata.</p><p>LA DOMANDA CHE NESSUNO HA ANCORA POSTO PUBBLICAMENTE: i due agenti hanno chiesto rinforzi? Le linee guida prevedono che la pattuglia, di fronte a una persona segnalata come agitata, informi la centrale operativa e chieda l'intervento di altre squadre. Non risulta da alcuna fonte pubblica se questa richiesta sia stata fatta, a che ora, e con quale esito. È il buco centrale di questa vicenda.</p>]]></content:encoded>
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    <title>Chi era Abderrahim Fakir: lavoratore, immigrato regolare, paziente psichiatrico</title>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Abderrahim Fakir aveva 42 anni. Nato in Marocco, arrivato in Italia a sette anni: ci viveva da trentacinque. LAVORATORE. Titolare di un&apos;impresa di facchinaggio e pulizie attiva nella logistica, con dipendenti. Non un lavoro precario: un&apos;azienda propria, che secondo la sua…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Abderrahim Fakir aveva 42 anni. Nato in Marocco, arrivato in Italia a sette anni: ci viveva da trentacinque.</p><p>LAVORATORE. Titolare di un'impresa di facchinaggio e pulizie attiva nella logistica, con dipendenti. Non un lavoro precario: un'azienda propria, che secondo la sua avvocata «si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti».</p><p>RESIDENTE NEL BOLOGNESE. Abitava a Borgonuovo, frazione del comune di Sasso Marconi, provincia di Bologna. Negli ultimi mesi aveva trascorso periodi a casa di amici e parenti in altre zone della città, tra cui il Pilastro, dove aveva dormito la notte precedente. La mattina del 19 luglio era in via Italo Svevo per far visita a parenti e amici.</p><p>IMMIGRATO REGOLARE. L'avvocata Barbara Spinelli, che lo assisteva nella procedura sul permesso di soggiorno: «Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino». Aveva chiesto la protezione speciale; la Commissione territoriale aveva respinto la domanda, ma il tribunale aveva sospeso il diniego, autorizzandolo a restare. Nel ricorso aveva fatto valere il radicamento: lavoro regolare almeno dal 2012, tasse pagate, una società fondata. Secondo la legale, negli ultimi mesi aveva sviluppato «una paura immotivata di essere mandato via dall'Italia» legata al nuovo Patto europeo sulla migrazione, pur avendo i documenti in regola.</p><p>PAZIENTE PSICHIATRICO IN CARICO AI SERVIZI. Il 20 giugno, un mese prima di morire, il 118 lo soccorre in un'area giochi di Borgo Panigale: si era tagliato il polso sinistro. Al pronto soccorso del Maggiore i medici lo descrivono vigile e orientato, umore depresso ma tranquillo. È lui a chiedere di parlare con uno psichiatra. Nei giorni successivi si presenta a un centro di salute mentale: prima diagnosi, terapia confermata, secondo appuntamento fissato per i primi giorni di agosto. Non ci è arrivato. Otto giorni prima, il 12 giugno, un primo episodio a Castello d'Argile: appare confuso ma collaborativo e rifiuta il trasporto in ospedale.</p><p>ASMATICO. Lo riferiscono amici e familiari. È un dato che i consulenti dovranno pesare.</p><p>Secondo chi lo conosceva attraversava un periodo difficile: il lutto per la madre, debiti, difficoltà dell'azienda, l'ansia per la procedura sul permesso. Gli amici: «Era un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia» (Mohamed Bujana); «un ragazzo educato, tranquillissimo, un lavoratore», «non era una persona violenta» (Antonietta Enacca, che lo conosceva da 26 anni).</p><p>I PRECEDENTI. Fakir aveva precedenti per droga: una condanna per detenzione e spaccio e, per ripetute violazioni dell'obbligo di residenza durante i domiciliari, un periodo in carcere. Il dato è pubblico e va riportato. Va anche collocato: nulla di quanto avvenuto il 19 luglio 2026 li riguarda. Nella perquisizione della sua abitazione, il 22 luglio, non sono state trovate sostanze stupefacenti. Quel giorno non c'era alcuna attività criminale da fermare: c'era un uomo in crisi psichiatrica in un cortile di garage.</p>]]></content:encoded>
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    <title>I fatti minuto per minuto: dalle 11.59 alle 12.53</title>
    <link>https://cybertruth.it/scheda/i-fatti-minuto-per-minuto-dalle-11-59-alle-12-53/</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Gli orari non sono ricostruzioni giornalistiche: vengono dalla Questura e dalla ricostruzione ufficiale dell&apos;Azienda USL di Bologna, che ha aperto un&apos;indagine interna. Pubblicati il 20 e 21 luglio da Il Fatto Quotidiano e Sky TG24. MATTINA Una residente, Parveen Akhtar, 72 anni,…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Gli orari non sono ricostruzioni giornalistiche: vengono dalla Questura e dalla ricostruzione ufficiale dell'Azienda USL di Bologna, che ha aperto un'indagine interna. Pubblicati il 20 e 21 luglio da Il Fatto Quotidiano e Sky TG24.</p><p>MATTINA — Una residente, Parveen Akhtar, 72 anni, dichiara a «La Stampa» di aver notato Fakir già tra le 9.30 e le 10: prima seduto sotto un albero, poi sulle scale verso i garage, infine disteso a terra. Secondo lei chiedeva che fossero chiamate un'ambulanza e la polizia. Un altro residente, Aly, racconta a «Repubblica Bologna» di averlo visto battere la testa contro un muro e chiedere aiuto in arabo.</p><p>11.59.26 — Un passante chiama il 113: uomo con maglietta bordeaux, pantaloni neri e ciabatte, colpisce le porte delle autorimesse, grida che qualcuno vuole ucciderlo. [Questura, via Sky TG24]</p><p>12.15 — Arriva UNA SOLA volante del commissariato Bolognina-Pontevecchio: capopattuglia di 28 anni, assistente di 23 alla guida, con bodycam personale acquistata di tasca propria. Fakir è scalzo e molto agitato. Secondo la relazione di servizio grida «Aiuto, tutto il Pilastro vuole uccidermi», si alza e si ributta a terra, colpisce le porte dei garage, dà testate contro un muro. [il Resto del Carlino, 22 luglio]</p><p>12.17 — Gli agenti chiamano il 118 segnalando «un soggetto in crisi psichiatrica». La centrale dispone l'ambulanza Bologna65 della Croce Rossa: mezzo di base, senza medico. Intervento classificato CODICE VERDE. [ricostruzione Ausl, via Il Fatto Quotidiano]</p><p>12.17-12.36 — Gli agenti mantengono le distanze e tentano il dialogo. Fase documentata dai filmati dei residenti trasmessi dal Tg La7 il 22 luglio.</p><p>12.30 — L'ambulanza arriva. I quattro volontari restano a distanza. [Ausl / Il Fatto]</p><p>12.36 — È l'equipaggio della Croce Rossa a contattare la centrale per un consulto medico e a chiedere l'automedica. [Ausl / Il Fatto]</p><p>POCO DOPO — Entra nel cortile un'automobile. Vedi la scheda sulla colluttazione.</p><p>IL CONTENIMENTO — Fakir viene portato a terra in posizione PRONA. Uno degli agenti sale sopra di lui tenendolo fermo. Fakir morde la gamba dell'agente di 23 anni, che riceverà dodici giorni di prognosi. Dopo il morso l'agente gli spruzza spray al peperoncino sul viso mentre è già a terra. La chiave delle manette si spezza: vengono usate fascette di plastica a polsi e caviglie. Un agente gli tiene il capo contro l'asfalto. Quattro civili partecipano al contenimento. Fakir grida «Aiuto», «Basta», dice che gli manca l'aria e che così lo uccideranno. Le grida si affievoliscono fino a cessare.</p><p>DOPO — Gli agenti si rialzano. Fakir resta a terra prono, polsi dietro la schiena e caviglie legate. Da qui le ricostruzioni sui tempi divergono: vedi i punti sotto inchiesta.</p><p>12.42 — L'automedica Bologna101 parte dall'Ospedale Maggiore. [Ausl / Il Fatto]</p><p>RIANIMAZIONE — I volontari girano Fakir sulla schiena, un poliziotto gli taglia la maglietta. Due soccorritori alternano compressioni toraciche e ventilazione manuale; il defibrillatore semiautomatico analizza il ritmo ma non indica la scarica. Nella prima fase Fakir è ANCORA LEGATO. Le manovre proseguono circa dieci minuti.</p><p>12.53 — L'automedica arriva. Il medico constata il decesso. [Ausl / Il Fatto, Sky TG24]</p><p>DURATA. Dalla chiamata al 113 al decesso: 53 minuti e mezzo. Dall'arrivo della volante: circa 38 minuti. Dall'invio dell'ambulanza: 36 minuti.</p>]]></content:encoded>
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  <item>
    <title>La colluttazione con l&apos;auto: il momento in cui l&apos;intervento cambia</title>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Fino a quel momento gli agenti erano rimasti a distanza per circa venti minuti. È qui che l&apos;intervento cambia natura. LA SCENA. Poco dopo le 12.36, nel cortile dei garage del civico 6 di via Italo Svevo, ci sono Fakir, i due poliziotti, i quattro volontari della Croce Rossa…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Fino a quel momento gli agenti erano rimasti a distanza per circa venti minuti. È qui che l'intervento cambia natura.</p><p>LA SCENA. Poco dopo le 12.36, nel cortile dei garage del civico 6 di via Italo Svevo, ci sono Fakir, i due poliziotti, i quattro volontari della Croce Rossa rimasti a distanza, e alcuni residenti. Entra un'automobile diretta verso una delle rimesse.</p><p>COSA DICE LA RELAZIONE DI SERVIZIO DEGLI AGENTI. Il conducente scende. Fakir lo aggredisce: gli dà uno spintone, gli urla contro e colpisce il cofano dell'auto con un pugno, «lasciandovi il segno». È allora che gli agenti intervengono per contenerlo. [il Resto del Carlino, 22 luglio]</p><p>IL DANNO ALL'AUTO. Un pugno, un segno sul cofano. Questo è ciò che risulta dalla relazione di servizio. Alcune ricostruzioni successive parlano anche del parabrezza. NON risulta pubblicamente alcuna denuncia o querela per danneggiamento, e il danno all'auto non figura tra gli elementi dell'inchiesta. Il fatto contestato nella relazione non è il danno al veicolo: è l'aggressione alla persona.</p><p>UNA DISCREPANZA CHE VA TENUTA. Le fonti divergono su quante persone siano scese dall'auto. Per la relazione dei poliziotti scende IL CONDUCENTE, uno solo. Per le ricostruzioni basate sulla bodycam diffusa dal Tg1 il 23 luglio scendono DUE UOMINI, conducente e passeggero, entrambi coinvolti nella colluttazione. Non è un dettaglio: cambia se gli agenti stessero proteggendo una persona aggredita o separando più persone che si affrontavano.</p><p>COSA MOSTRA LA BODYCAM. Le mani dei due agenti afferrano le braccia di un uomo con la maglietta bianca per separarlo da un altro in maglia rossa. Il dettaglio non è secondario: gli agenti afferrano ANCHE L'ALTRO UOMO, non solo Fakir. Questo indica che nel momento critico l'occupante dell'auto era fisicamente ingaggiato. La bodycam viene accesa pochi istanti prima dell'intervento e riprende poi tutto: immobilizzazione, arrivo dei soccorsi, rianimazione. Il video è stato consegnato in Procura.</p><p>CHI SONO I DUE DELL'AUTO. Non è stato reso pubblico, né è nota la loro posizione processuale. Nessuna fonte afferma che abbiano colpito Fakir o intralciato l'operazione: attribuirglielo sarebbe una supposizione.</p><p>I CIVILI CHE HANNO TENUTO FERMO FAKIR. Quattro residenti del Pilastro, con tempi e modalità diverse. Il più visibile è un cittadino kosovaro, a torso nudo, che ha tenuto ferme le caviglie per il tempo più lungo, continuando anche quando Fakir non si muoveva più e assistendo gli agenti mentre gli legavano i piedi. Secondo testimonianze raccolte tra i residenti, sarebbero stati gli agenti a chiedere a un cittadino di aiutarli. Almeno uno dei quattro è già stato ascoltato dai pm; il cittadino kosovaro, al 30 luglio, non ancora. NON è stato reso noto se i due dell'auto siano tra questi quattro.</p><p>LE DUE LETTURE. Per Gabriele Bordoni, avvocato dei poliziotti: «C'è un momento di contatto con altre persone che erano prossime a un'auto e che entrano in contatto con lui: a questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire». Per Fabio Anselmo, avvocato della famiglia: i filmati precedenti mostrano che Fakir era ancora in grado di dialogare e che prima dell'atterramento non aveva ferite visibili a testa o volto; gli estratti pubblici della bodycam non permettono di stabilire quanto fosse grave la colluttazione né se l'intervento fosse proporzionato.</p><p>COSA RESTA DA STABILIRE. La registrazione integrale della bodycam non è stata resa pubblica: ne sono circolati solo estratti. Finché non sarà esaminata per intero e incrociata con gli altri filmati non è possibile dire quanto sia durata la colluttazione, chi abbia fatto cosa, e se la forza impiegata dopo l'atterramento fosse proporzionata.</p>]]></content:encoded>
  </item>
  <item>
    <title>Salute mentale: il TSO chiesto al 112 e mai attivato</title>
    <link>https://cybertruth.it/scheda/salute-mentale-il-tso-chiesto-al-112-e-mai-attivato/</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Questa è la parte meno raccontata del caso, e probabilmente la più importante. Tutte le fonti di questa scheda si trovano nella pagina 4, nel blocco contrassegnato TSO. IL PERCORSO NEI SERVIZI 12 GIUGNO 2026 CASTELLO D&apos;ARGILE. Primo episodio noto. Fakir, secondo il racconto del…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la parte meno raccontata del caso, e probabilmente la più importante. Tutte le fonti di questa scheda si trovano nella pagina 4, nel blocco contrassegnato TSO.</p><p>╔══ IL PERCORSO NEI SERVIZI ══╗</p><p>12 GIUGNO 2026 — CASTELLO D'ARGILE. Primo episodio noto. Fakir, secondo il racconto del sindaco Alessandro Erriquez, avrebbe cercato di raggiungere un amico a Cento ed è sceso dall'autobus alcuni chilometri prima. Vaga per il paese, entra nel cortile di un condominio vicino a via Guido Rossa, citofona a un'abitazione scelta a caso. Alcuni residenti chiedono aiuto. Arrivano i carabinieri, un'ambulanza del 118 e lo stesso sindaco, che gli parla a lungo. Fakir appare confuso ma NON aggressivo, e collabora con chi cerca di aiutarlo. Gli operatori gli offrono assistenza medica: lui rifiuta il trasporto in ospedale.</p><p>20 GIUGNO 2026 — BORGO PANIGALE. Nel primo pomeriggio il 118 lo soccorre in un'area giochi: si è tagliato il polso sinistro. Al pronto soccorso dell'ospedale Maggiore i medici lo descrivono vigile e orientato, con umore depresso ma tranquillo. È FAKIR STESSO A CHIEDERE di parlare con uno psichiatra.</p><p>GIORNI SUCCESSIVI — IL CENTRO DI SALUTE MENTALE. Si presenta a un centro di salute mentale. I medici formulano una prima diagnosi, confermano una terapia e fissano un secondo appuntamento per i primi giorni di agosto.</p><p>19 LUGLIO 2026. Muore in via Italo Svevo. All'appuntamento di agosto non arriverà mai.</p><p>In poco più di un mese, quindi, Fakir aveva incrociato tre volte il sistema pubblico: carabinieri e 118 a Castello d'Argile, pronto soccorso a Bologna, centro di salute mentale. Aveva chiesto aiuto lui, esplicitamente. Il quarto incontro con lo Stato è stato quello del 19 luglio.</p><p>╔══ IL TSO CHIESTO AL 112 E MAI ATTIVATO ══╗</p><p>Secondo due testimoni raccolti da BolognaToday, mentre Fakir era in crisi in via Svevo — allucinato, si feriva da solo colpendo l'asfalto e le serrande dei garage — una donna qualificatasi come operatrice sanitaria chiese esplicitamente alla centrale del 112 di attivare la procedura per il trattamento sanitario obbligatorio.</p><p>Il TSO non venne avviato.</p><p>È uno dei punti al vaglio degli inquirenti, insieme alle modalità della contenzione e all'adeguatezza della risposta sanitaria. Il TSO è disposto con ordinanza del sindaco su proposta motivata di un medico, e convalidato dal giudice tutelare: non è un atto che la centrale del 112 possa attivare da sola, ma è il canale attraverso cui la richiesta doveva essere incanalata verso chi poteva disporlo.</p><p>╔══ I PROTOCOLLI SANITARI ══╗</p><p>Per le urgenze psichiatriche è previsto che il paziente non venga mai lasciato in posizione prona, ma posizionato su un fianco o supino. I quattro volontari della Croce Rossa inviati in via Svevo erano un equipaggio BLSD: nessun medico, nessun infermiere. Addestrati alla rianimazione e all'uso del defibrillatore, ma senza possibilità di valutazione clinica avanzata né di somministrare farmaci per sedare Fakir e abbreviare il contenimento fisico degli agenti.</p><p>Il 1° agosto 2026 l'Azienda USL di Bologna ha annunciato la riscrittura dei protocolli del 118 sulla gestione delle persone alterate, stabilendo quando far intervenire il medico. È un fatto successivo alla morte di Fakir, ma dice qualcosa su cosa non funzionava prima.</p><p>╔══ QUALE CENTRO DI SALUTE MENTALE LO SEGUIVA? ══╗</p><p>Non è noto. Ed è una domanda che non si può semplicemente andare a fare.</p><p>IL CRITERIO. In Italia la presa in carico psichiatrica segue un criterio di territorialità: il paziente afferisce al centro di salute mentale competente per la zona in cui risiede. Fakir risiedeva a Borgonuovo, frazione del comune di Sasso Marconi, che ricade nel Distretto Reno, Lavino e Samoggia dell'Ausl di Bologna: il relativo centro di salute mentale si trova a Casalecchio di Reno, in via Cimarosa 5/2.</p><p>QUESTA È UN'INFERENZA, NON UN DATO VERIFICATO. E ci sono elementi che la complicano. Il 20 giugno Fakir viene soccorso a Borgo Panigale e portato al pronto soccorso del Maggiore, che è a Bologna città: l'invio al centro di salute mentale può essere avvenuto verso il distretto di residenza oppure verso quello dell'ospedale. Inoltre nei mesi precedenti dormiva spesso da amici e parenti in altre zone della città, tra cui il Pilastro.</p><p>PERCHÉ IL PUNTO CONTA. Se una persona è residente in un comune ma di fatto vive altrove, la presa in carico territoriale è esattamente il punto in cui la continuità delle cure si può rompere: un appuntamento fissato a trenta chilometri da dove dormi è un appuntamento più facile da mancare. La domanda non è burocratica, riguarda se quel percorso di cura fosse praticabile.</p><p>╔══ PERCHÉ UN GIORNALISTA NON PUÒ SEMPLICEMENTE CHIEDERLO ALL'AUSL ══╗</p><p>Questa informazione non è ottenibile per via giornalistica, e non per reticenza dell'azienda sanitaria: per divieto di legge.</p><p>I dati sulla salute sono «categorie particolari di dati personali» ai sensi dell'articolo 9 del Regolamento europeo 2016/679 (GDPR) e godono di una tutela rafforzata. Un'azienda sanitaria non può confermare né smentire che una persona identificata fosse in carico a un proprio servizio: la conferma stessa sarebbe una comunicazione di dati sanitari. Il divieto non si estingue con la morte dell'interessato — l'articolo 2-terdecies del Codice privacy (d.lgs. 196/2003) prevede che i diritti sui dati dei defunti possano essere esercitati da chi ha un interesse proprio o agisce a tutela dell'interessato, quindi in sostanza dai familiari, non da terzi.</p><p>Si aggiungono il segreto professionale del personale sanitario, penalmente sanzionato dall'articolo 622 del codice penale, e il segreto d'ufficio. E dal lato del giornalista valgono le Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica, allegate al Codice privacy, che sui dati sanitari impongono un vincolo di essenzialità dell'informazione e di rispetto della dignità della persona.</p><p>CONSEGUENZA PRATICA. Il dato può emergere per due sole vie: attraverso i familiari e il loro legale, che possono chiedere la documentazione sanitaria in quanto titolari di un interesse proprio; oppure attraverso l'autorità giudiziaria, che può acquisire la cartella clinica nell'ambito dell'inchiesta. Non attraverso una richiesta di un giornalista all'Ausl.</p><p>Questo archivio segnala quindi la domanda, e segnala anche che la domanda non ha, allo stato, un canale legittimo di risposta pubblica. È un limite di conoscenza, non una reticenza da denunciare.</p>]]></content:encoded>
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    <title>La tutela del malato psichiatrico: cosa dice la legge</title>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Nessuna delle norme che seguono riguarda direttamente la condotta dei due agenti del 19 luglio. Definiscono però il quadro entro cui, in Italia, una persona in crisi psichiatrica deve essere trattata da chiunque si trovi ad averla davanti. È il metro con cui l&apos;intera vicenda va…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna delle norme che seguono riguarda direttamente la condotta dei due agenti del 19 luglio. Definiscono però il quadro entro cui, in Italia, una persona in crisi psichiatrica deve essere trattata da chiunque si trovi ad averla davanti. È il metro con cui l'intera vicenda va misurata, e per questo l'archivio lo riporta per intero. I riferimenti completi sono nella pagina 4.</p><p>╔══ LA COSTITUZIONE ══╗</p><p>ARTICOLO 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.» Da qui discende il diritto all'autodeterminazione terapeutica, e quindi anche il diritto di rifiutare le cure: che è esattamente quello che Fakir esercitò il 12 giugno a Castello d'Argile, rifiutando il trasporto in ospedale.</p><p>ARTICOLO 13. La libertà personale è inviolabile. Il quarto comma è il più pertinente qui: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.» Vale per chiunque sia privato della libertà, non solo per i detenuti: quindi anche per una persona ammanettata o legata con fascette in un cortile.</p><p>╔══ LA LEGGE BASAGLIA ══╗</p><p>Legge 13 maggio 1978 n. 180, poi confluita negli articoli 33, 34 e 35 della legge 833/1978 che istituisce il Servizio sanitario nazionale.</p><p>L'Italia è stato il primo Paese al mondo a decidere per legge la chiusura dei manicomi. Il principio che introduce non è organizzativo ma di statuto della persona: il malato psichiatrico cessa di essere considerato un «pericoloso a sé e agli altri» da custodire, e diventa un soggetto titolare di diritti, il cui CONSENSO ALLE CURE VA RICERCATO IN OGNI SITUAZIONE. Il trattamento obbligatorio diventa l'eccezione, non la regola, e soltanto entro una procedura garantita.</p><p>LA PROCEDURA DEL TSO. Proposta motivata di un medico, convalidata da un secondo medico di struttura pubblica. Ordinanza del sindaco. Notifica al giudice tutelare entro quarantotto ore dal ricovero. Il giudice tutelare, entro le successive quarantotto ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, convalida o non convalida con decreto motivato. Durata sette giorni, rinnovabile. Il TSO avviene «nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici», e chi vi è sottoposto conserva il diritto di comunicare con chi ritiene opportuno.</p><p>Non è quindi un atto che una centrale operativa possa disporre da sola: è il canale attraverso cui una richiesta deve essere incanalata verso chi ha il potere di disporlo.</p><p>╔══ CORTE COSTITUZIONALE, SENTENZA n. 76 DEL 30 MAGGIO 2025 ══╗</p><p>Un anno prima della morte di Fakir la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 35 della legge 833/1978 nella parte in cui non garantiva alla persona sottoposta a TSO di essere informata e ascoltata. Le nuove garanzie: il provvedimento del sindaco deve essere comunicato all'interessato o al suo legale rappresentante prima della notifica, e il giudice tutelare deve ascoltare il paziente prima di convalidare.</p><p>È un dato che dice in quale direzione si stava muovendo l'ordinamento: verso più garanzie per la persona in crisi, non meno.</p><p>╔══ CASSAZIONE: LA CONTENZIONE NON È UN ATTO TERAPEUTICO ══╗</p><p>Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 50497 del 20 giugno 2018, nota come sentenza Mastrogiovanni.</p><p>Franco Mastrogiovanni, maestro elementare di 58 anni, morì legato mani e piedi a un letto il 31 luglio 2009 nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania, dove era stato ricoverato in TSO meno di novanta ore prima. La contenzione fu ripresa dalle telecamere del reparto.</p><p>I principi affermati dalla Corte:</p><p>— La contenzione meccanica NON È MAI UN ATTO TERAPEUTICO. È uno strumento restrittivo della libertà personale che non ha finalità curativa e non produce alcun miglioramento delle condizioni di salute.<br>— È legittima soltanto in presenza di una situazione concreta di pericolo evidente e attuale di grave danno per il paziente, da valutare con criteri rigorosi e caso per caso.<br>— Fuori da questa ipotesi, la contenzione integra il reato di SEQUESTRO DI PERSONA.</p><p>La Corte europea dei diritti dell'uomo ha inoltre condannato l'Italia per violazione dell'articolo 3 della Convenzione — divieto di trattamenti inumani e degradanti — in un caso di contenzione meccanica in ambiente sanitario. È una condanna distinta da quella sul caso Magherini, riportata qui sotto: riguarda un altro articolo della Convenzione e un contesto ospedaliero, non di polizia.</p><p>Avvertenza necessaria: questa giurisprudenza riguarda la contenzione sanitaria in ambiente ospedaliero, non il contenimento operato da forze di polizia sulla pubblica via, che risponde ad altre norme. È riportata perché definisce il principio generale con cui l'ordinamento italiano guarda al corpo legato di una persona in crisi psichiatrica.</p><p>╔══ IL PRECEDENTE CHE TORNA, E LA CONDANNA DI SEI MESI PRIMA ══╗</p><p>Riccardo Magherini, 39 anni, morì a Firenze il 3 marzo 2014 dopo essere stato immobilizzato a terra in posizione prona da tre carabinieri. È il caso a cui più spesso viene accostata la morte di Fakir: entrambi riguardano la stessa domanda, cioè cosa accade a una persona in stato di alterazione tenuta a faccia in giù sull'asfalto.</p><p>Il 15 gennaio 2026 quel caso è arrivato alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che con la sentenza Magherini e altri c. Italia (ricorso n. 32707/19) ha condannato lo Stato italiano per DOPPIA VIOLAZIONE DELL'ARTICOLO 2 della Convenzione, il diritto alla vita.</p><p>SUL PIANO SOSTANZIALE. L'immobilizzazione iniziale poteva essere necessaria, ma non è stata dimostrata l'assoluta necessità di mantenere Riccardo Magherini ammanettato in posizione prona per circa venti minuti, anche dopo che aveva smesso di muoversi e parlare ed era divenuto apparentemente non responsivo. La Corte ha inoltre rilevato che le linee guida allora vigenti prevedevano l'ammanettamento a terra in posizione prona SENZA ALCUN RIFERIMENTO ai rischi del mantenimento prolungato in quella posizione, e che agli agenti non era stata impartita alcuna formazione specifica su quei rischi.</p><p>SUL PIANO PROCEDURALE. L'indagine non ha rispettato il requisito di indipendenza, perché a raccogliere le dichiarazioni di testimoni oculari chiave, nell'immediatezza dei fatti, furono gli stessi agenti coinvolti nell'intervento.</p><p>QUATTRO MESI DOPO QUELLA SENTENZA il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha emanato le linee guida dell'11 maggio 2026. La successione temporale è un fatto; il nesso è plausibile ma non risulta da alcuna fonte, e qui è segnalato come ipotesi.</p><p>DUE PUNTI DI QUELLA SENTENZA TORNANO SU QUESTA VICENDA. Il primo: il giudizio non riguarda solo la legittimità iniziale dell'uso della forza, ma anche la sua DURATA, la sua modulazione, IL MONITORAGGIO SANITARIO e la capacità degli operatori di riconoscere in tempo il deterioramento clinico. Il secondo: la richiesta dell'avvocato della famiglia Fakir, che le indagini non siano svolte dalla polizia, si appoggia esattamente al profilo procedurale di questa condanna.</p><p>╔══ LA CARENZA DEI SERVIZI ══╗</p><p>Dati di contesto, riferiti al sistema nazionale e non al singolo caso.</p><p>— Alla salute mentale è destinato circa il 3 per cento del Fondo sanitario nazionale; alcune stime più recenti lo collocano tra il 2,6 e il 2,7 per cento. La Francia investe circa il 10 per cento, la Germania circa il 12.<br>— Oltre un milione di persone risulta in cura presso i servizi psichiatrici territoriali per ansia, depressione, disturbi del comportamento o alimentari: il numero più alto mai registrato.<br>— La Società italiana di psichiatria denuncia da anni una carenza strutturale di personale. Uno studio recente stima necessario un incremento di almeno 1,9 miliardi di euro in tre anni e un aumento del 47 per cento del personale dedicato.<br>— Le disuguaglianze territoriali sono forti. L'Emilia-Romagna è tra le regioni con la copertura più alta, circa 235 utenti seguiti ogni diecimila abitanti, sopra la media nazionale; Marche, Abruzzo, Molise e Calabria sono sensibilmente sotto.</p><p>Quest'ultimo dato va letto con onestà, perché taglia in due direzioni: la regione in cui Fakir è morto è tra quelle che investono di più in salute mentale. Il che sposta la domanda dal quanto al come — sulla continuità della presa in carico, sui protocolli dell'emergenza, sul raccordo tra 118, forze dell'ordine e servizi territoriali.</p>]]></content:encoded>
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    <title>Cosa è sotto inchiesta: dieci nodi aperti</title>
    <link>https://cybertruth.it/scheda/cosa-e-sotto-inchiesta-dieci-nodi-aperti/</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Quello che segue NON è accertato. Sono versioni contrapposte e questioni aperte, da tenere separate dai fatti documentati. 1. I RINFORZI. Non risulta pubblicamente se i due agenti abbiano chiesto il supporto di una seconda pattuglia, come previsto dalle linee guida. È la domanda…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Quello che segue NON è accertato. Sono versioni contrapposte e questioni aperte, da tenere separate dai fatti documentati.</p><p>1. I RINFORZI. Non risulta pubblicamente se i due agenti abbiano chiesto il supporto di una seconda pattuglia, come previsto dalle linee guida. È la domanda più importante e senza risposta.</p><p>2. I MINUTI TRA L'IMMOBILIZZAZIONE E L'ALLARME. Secondo la ricostruzione dalla bodycam (il Resto del Carlino): circa quattro minuti tra il momento in cui gli agenti si rialzano e le frasi «Non respira», «Ha gli occhi fissi». Secondo la Croce Rossa: i volontari si sarebbero avvicinati meno di un minuto dopo, rilevando ancora segni vitali, e avrebbero iniziato la rianimazione dopo poche decine di secondi. Le due versioni sono incompatibili. Decideranno i filmati integrali e la memoria del defibrillatore, sequestrato dalla Procura.</p><p>3. PERCHÉ I SOCCORRITORI RESTARONO A DISTANZA. Resta da stabilire chi, e quando, dichiarò conclusa e sicura la fase di contenimento: da quel momento la responsabilità del corpo di Abderrahim Fakir passa dagli agenti ai sanitari. La posizione della Croce Rossa, i limiti di un equipaggio senza medico e il quadro giuridico che riguarda i quattro volontari sono nella scheda dedicata a loro.</p><p>4. LA RIANIMAZIONE A PERSONA LEGATA. Documentato dai filmati. Per l'avvocato della famiglia è «intollerabile» e la responsabilità sarebbe degli agenti, non dei sanitari. Da accertare chi dovesse rimuovere le fascette e perché non fu fatto.</p><p>5. L'ORIGINE DEL SANGUE. Un filmato del 25 luglio, girato durante i rilievi della scientifica, mostra Fakir supino con sangue sul volto e una chiazza sotto la nuca. Per l'avvocato degli agenti proverrebbe da una ferita procurata strisciando sul terreno durante l'immobilizzazione; la relazione di servizio afferma che aveva ferite al capo procurate PRIMA della colluttazione. Per l'avvocato della famiglia, i filmati precedenti all'atterramento non mostrano ferite visibili.</p><p>6. LO SPRAY. Da accertare la distanza a cui è stato spruzzato e i suoi effetti. L'autopsia ha rilevato lievi irritazioni alle vie respiratorie compatibili con l'inalazione, senza che si sappia se abbiano contribuito alla morte.</p><p>7. LA CAUSA DELLA MORTE. Primi esiti del 24 luglio: sangue nei polmoni e segni di schiacciamento degli organi respiratori. Ipotesi più plausibile una crisi respiratoria culminata in asfissia, ma non è accertato cosa l'abbia provocata né se lo schiacciamento sia avvenuto durante il contenimento, durante la rianimazione o in entrambe le fasi. Nessuna frattura importante, tranne una lieve a un dito del piede. Un test preliminare avrebbe rilevato cocaina: le analisi tossicologiche definitive dovranno confermarlo e stabilire se abbia avuto un ruolo. Relazione definitiva attesa entro novanta giorni. Consulenti nominati dalla Procura, tutti esterni all'ospedale di Bologna: Valentina Bugelli (medico legale, Parma), Cristina Basso (anatomopatologa, Padova), Manuela Bonizzoli (anestesista-rianimatrice, Careggi), Luca Morini (tossicologo, Pavia).</p><p>8. LA TECNICA DI CONTENIMENTO. Al vaglio se sia stata conforme alle linee guida del Viminale. L'avvocato degli agenti: «L'intervento contenitivo è stato fatto seguendo il protocollo. Non c'è stato schiacciamento con le ginocchia».</p><p>9. IL QUADRO GIUDIZIARIO. Procura di Bologna, omicidio colposo. Fascicolo dei pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido. I nomi dei due agenti e dei quattro volontari sono nel registro preliminare 45-bis per effetto della norma detta «scudo penale» — legge n. 54 del 24 aprile 2026, che ha introdotto l'art. 335-quinquies c.p.p. Non è un'immunità: non impedisce le indagini né cancella eventuali reati. L'avvocato della famiglia ha chiesto che le indagini non siano svolte dalla polizia, richiamando la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.</p><p>10. ALTRI PUNTI APERTI MINORI. La sede legale e operativa dell'impresa di Fakir. Quale CSM lo seguiva. La situazione familiare: alcune fonti riferiscono di una moglie intervenuta telefonicamente dal Marocco, altre di una separazione da una moglie italiana. L'identità e la posizione dei due uomini dell'auto.</p>]]></content:encoded>
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    <title>I quattro volontari della Croce Rossa: cosa rischiano? Ed è davvero giusto?</title>
    <link>https://cybertruth.it/scheda/i-quattro-volontari-della-croce-rossa-cosa-rischiano-ed-e/</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Dei sei coinvolti, i quattro volontari della Croce Rossa sono quelli di cui si è parlato peggio. Conviene separare ciò che hanno deciso loro da ciò che è stato deciso sopra di loro. NON SONO INDAGATI I sei sono ANNOTATI NEL REGISTRO PRELIMINARE 45-bis, non iscritti fra gli…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Dei sei coinvolti, i quattro volontari della Croce Rossa sono quelli di cui si è parlato peggio. Conviene separare ciò che hanno deciso loro da ciò che è stato deciso sopra di loro.</p><p>╔══ NON SONO INDAGATI ══╗</p><p>I sei sono ANNOTATI NEL REGISTRO PRELIMINARE 45-bis, non iscritti fra gli indagati: è l'effetto della norma detta scudo penale, legge n. 54 del 24 aprile 2026, art. 335-quinquies c.p.p. Non è un'immunità e non ferma le indagini. Ma chi è sottoposto ad accertamento non è indagato: scrivere «i quattro soccorritori indagati» significa, ad oggi, scrivere il falso su persone identificabili in un quartiere.</p><p>╔══ COSA NON HANNO DECISO LORO ══╗</p><p>Il CODICE VERDE, il livello di urgenza più basso, è della centrale operativa. L'invio di un'AMBULANZA DI BASE senza medico né infermiere, a fronte della segnalazione di un «soggetto in crisi psichiatrica», pure.</p><p>Quello che hanno fatto loro è l'opposto: alle 12.36 sono stati i volontari a chiamare la centrale per un consulto e a chiedere l'automedica — prima della colluttazione. Hanno alzato l'allarme di propria iniziativa, valutando che la situazione eccedeva le loro competenze. L'automedica è partita alle 12.42 ed è arrivata alle 12.53.</p><p>Un equipaggio BLSD sa riconoscere l'arresto, comprimere, ventilare, usare il defibrillatore. Non può fare valutazione clinica avanzata né somministrare farmaci: non poteva sedare Fakir e abbreviare per quella via il contenimento. In diritto penale l'imperizia si misura sul livello di competenza dovuto, non su quello di un medico.</p><p>Dei quattro non sono state rese pubbliche né età né identità, e questo archivio non le attribuisce. Quel che si può dire riguarda il sistema: il soccorso extraospedaliero italiano regge in larga parte su personale volontario e non retribuito.</p><p>╔══ LA SCENA SICURA ══╗</p><p>Primo principio del soccorso: non si entra in una scena non sicura. Non è prudenza personale, è regola operativa. La Croce Rossa: «Erano lì, in attesa di poter intervenire. Non è pensabile che potessero farlo su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell'ordine».</p><p>Il principio non è in discussione. Va stabilita la sua applicazione a quei minuti: CHI e QUANDO ha dichiarato conclusa e sicura la fase di contenimento. Da lì la responsabilità del corpo di Fakir passa dagli agenti ai sanitari.</p><p>╔══ COSA ANDREBBE PROVATO ══╗</p><p>Ipotesi della Procura: omicidio colposo, art. 589 c.p., reclusione da sei mesi a cinque anni. Servono tre cose.</p><p>POSIZIONE DI GARANZIA. Chi prende in carico un paziente ha l'obbligo di proteggerlo, e non impedire l'evento equivale a cagionarlo (art. 40 comma 2 c.p.). Ma se la scena era sotto controllo esclusivo della polizia, per quei minuti la garanzia non era ancora loro.</p><p>COLPA. Il protocollo per le urgenze psichiatriche vieta di lasciare il paziente prono: va messo su un fianco o supino.</p><p>NESSO CAUSALE, ed è qui che si decide tutto. Nell'omissione non basta provare che hanno aspettato: va provato che la condotta omessa AVREBBE IMPEDITO L'EVENTO CON ALTO GRADO DI CREDIBILITÀ RAZIONALE. È il criterio delle Sezioni Unite della Cassazione, sentenza Franzese n. 30328 del 2002. Non bastano la probabilità statistica né l'aumento del rischio: bisognerebbe provare che avvicinandosi alle 12.40 anziché alle 12.44 Fakir sarebbe vivo.</p><p>DA CHIEDERE A UN PENALISTA: lo scudo sull'imperizia della legge Gelli-Bianco, art. 590-sexies c.p., vale per gli «esercenti le professioni sanitarie». Un volontario non iscritto a un albo probabilmente non vi rientra, e sarebbe quindi più esposto di un infermiere al suo posto.</p><p>╔══ QUANTO TEMPO AVEVA DAVVERO ABDERRAHIM FAKIR ══╗</p><p>«Dopo quattro minuti danni irreversibili», «ogni minuto meno dieci per cento di sopravvivenza»: cifre vere in un contesto preciso, fuorvianti fuori da quello.</p><p>Vengono dal modello di Larsen e altri, Annals of Emergency Medicine, novembre 1993. Il calo reale senza trattamento è del 5,5 per cento al minuto, non del dieci. E lo studio è costruito su 1.667 pazienti in FIBRILLAZIONE VENTRICOLARE: arresto primario, sangue ancora ossigenato, ritmo defibrillabile. Non è questo caso. L'Istituto Superiore di Sanità, infatti, non dà cifre: scrive «pochi minuti».</p><p>PERCHÉ QUI IL CRONOMETRO PARTE PRIMA. In un arresto asfittico l'ossigeno cala PRIMA che il cuore si fermi, e il danno si accumula durante l'ipossia, non dopo. Su Fakir agivano insieme quattro fattori:</p><p>— LA POSIZIONE PRONA con compressione del torace, che riduce ventilazione e perfusione polmonare;<br>— LA LOTTA, che produce acidosi metabolica e brucia le riserve;<br>— LO SPRAY AL PEPERONCINO, spruzzato sul viso quando era già a terra: l'autopsia ha rilevato irritazioni delle vie respiratorie compatibili con l'inalazione;<br>— LA COCAINA, che un test preliminare avrebbe rilevato e che le analisi definitive devono confermare: se confermata, aumenta consumo di ossigeno e produzione di acidi.</p><p>A questi si somma lo stato di crisi psichiatrica, che alimenta l'agitazione e quindi lo sforzo.</p><p>La rassegna della Società italiana di medicina legale del 27 luglio 2026 descrive esattamente questa sinergia: il collasso sopravviene per acidemia grave e depressione della contrattilità cardiaca, «spesso in attività elettrica senza polso, anche senza una fase iniziale di evidente e marcata desaturazione». In via Svevo il defibrillatore ha analizzato il ritmo e NON HA INDICATO LA SCARICA: ritmo non defibrillabile, la categoria a prognosi peggiore, quella in cui la scarica non serve e conta solo rimuovere la causa.</p><p>LA COCAINA NON ALLEGGERISCE IL CONTENIMENTO: LO AGGRAVA. È la combinazione fra stimolanti e posizione prona a costituire lo scenario a rischio — in una casistica nazionale svedese di 52 morti durante contenzione il prono ricorre nel 90 per cento dei casi e le sostanze nel 69. La stessa rassegna avverte che la presenza di cocaina «non consente di qualificare automaticamente il decesso come naturale o dovuto all'uso di sostanze», e dedica un capitolo a chiedersi se l'«excited delirium» non sia un falso mito medico-legale usato come giustificazione dell'uso della forza.</p><p>CONSEGUENZA. Il cronometro non parte quando i volontari si avvicinano: era già partito. «Quanti minuti hanno aspettato i soccorritori» è la domanda sbagliata. E taglia in due direzioni: alleggerisce i quattro volontari e aggrava il peso della fase precedente, che non li riguarda.</p><p>AVVERTENZA CHE VALE PER TUTTI I PRESENTI. La stessa fonte segnala che la capacità di parlare non prova che la ventilazione sia adeguata, e che «una cessazione improvvisa della resistenza non deve essere interpretata automaticamente come raggiunta tranquillità ma come possibile segno di esaurimento respiratorio o repentino collasso». Fakir aveva detto che gli mancava l'aria. Poi le grida si erano affievolite fino a cessare.</p><p>╔══ E SE FOSSE ARRIVATO SUBITO UN MEDICO? ══╗</p><p>È la domanda su cui poggia l'accusa ai soccorritori, e conviene porla per intero: ipotizziamo il medico dell'automedica presente nel cortile fin dal primo minuto.</p><p>COSA AVREBBE AGGIUNTO. Non la scarica del defibrillatore: quella era già stata esclusa dall'apparecchio stesso, perché il ritmo non era defibrillabile. Avrebbe aggiunto farmaci, gestione avanzata delle vie aeree e la possibilità di sedare Abderrahim Fakir prima. Sono cose che pesano MENTRE la compressione è in corso, molto meno dopo.</p><p>COSA DICONO I NUMERI. La sopravvivenza a un arresto cardiaco fuori dall'ospedale è intorno al dieci per cento, e meno del dieci per cento del totale dei pazienti viene dimesso con una buona funzione neurologica. Nei ritmi non defibrillabili di origine asfittica quei numeri scendono ancora.</p><p>QUINDI. Alla domanda «sarebbe bastato un medico» la risposta onesta è: a quel punto, con ogni probabilità no. Anche nell'ipotesi migliore un esito senza danno cerebrale era improbabile, perché il danno da ipossia si accumula durante la compressione e non a partire dal momento in cui qualcuno si china a soccorrere. Il medico serviva PRIMA. E infatti i volontari lo avevano chiesto alle 12.36, prima della colluttazione.</p><p>UNA PRECISAZIONE DI METODO. Questo archivio non scrive che Abderrahim Fakir sarebbe rimasto comunque cerebroleso: non è dimostrabile, e nessun consulente lo metterà mai per iscritto in quei termini. Scrive che un esito integro era improbabile — che in sede penale è esattamente il punto che conta. Perché se un esito favorevole era improbabile anche con la migliore assistenza possibile, provare che il ritardo dei soccorritori ha causato la morte CON ALTO GRADO DI CREDIBILITÀ RAZIONALE, lo standard richiesto dalla Cassazione, diventa quasi impossibile.</p><p>╔══ L'OBBLIGO DI SORVEGLIARE ══╗</p><p>La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sul caso Magherini, del 15 gennaio 2026, è riportata per intero nella scheda sul quadro normativo. Qui conta un punto solo, e riguarda i soccorritori di riflesso: la Corte stabilisce che, quando una persona è tenuta a terra, non pesa soltanto la legittimità iniziale della forza, ma anche la sua durata, IL MONITORAGGIO SANITARIO e la capacità di riconoscere in tempo il deterioramento clinico. Chi dovesse sorvegliare il respiro di Fakir mentre era prono e legato è una domanda che, per la Corte, rientra nell'obbligo di proteggere la vita.</p><p>╔══ COSA RESTA DA STABILIRE ══╗</p><p>1. Chi e quando ha dichiarato conclusa e sicura la fase di contenimento.<br>2. Se i volontari si siano avvicinati dopo quattro minuti o dopo meno di uno: lo dirà la memoria del defibrillatore, sequestrata dalla Procura.<br>3. Se un intervento più rapido avrebbe impedito la morte con alto grado di credibilità razionale. È l'unica domanda che conta in sede penale, e la risposta è attesa nella relazione dei consulenti entro novanta giorni dall'autopsia.<br>4. Se le analisi tossicologiche definitive confermino la cocaina e quale ruolo le attribuiscano.<br>5. Se l'art. 590-sexies c.p. copra o no un soccorritore volontario.</p><p>Fino ad allora i quattro restano quello che erano quel giorno: persone uscite gratis per aiutare qualcuno, finite dentro un fatto più grande di loro.</p><p>FONTI DI QUESTA SCHEDA (link completi in pagina 4)<br>— Nota della Procura sul modello 45-bis: il Resto del Carlino, 23 luglio 2026. Scudo penale: Sky TG24.<br>— Cronologia ufficiale dell'Ausl e nota della Croce Rossa: Il Fatto Quotidiano, 20 luglio 2026.<br>— I quattro minuti dalla bodycam: il Resto del Carlino, 26 luglio 2026.<br>— Protocolli del 118 per le urgenze psichiatriche: Il Fatto Quotidiano, 23 luglio 2026.<br>— Fisiopatologia della contenzione: Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni, 27 luglio 2026.<br>— Modello di sopravvivenza: Larsen, Eisenberg, Cummins, Hallstrom, Annals of Emergency Medicine, 1993. Linee guida ERC 2021-2025, Italian Resuscitation Council. Istituto Superiore di Sanità, ISSalute.<br>— Corte EDU, Magherini e altri c. Italia, ricorso n. 32707/19, 15 gennaio 2026.<br>— Norme: articoli 40, 113, 589 e 590-sexies del codice penale; Cassazione, Sezioni Unite, sentenza Franzese n. 30328 del 2002.</p>]]></content:encoded>
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    <title>Il rimpallo delle responsabilità: chi doveva mandare il medico</title>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Questa scheda sta in fondo perché è la parte in cui ciascuna istituzione dà una versione diversa e nessuna è ancora verificata. Va letta sapendo che è materia contesa, non accertata. LA RICHIESTA DELL&apos;AUTOMEDICA IL NODO Versione degli agenti. La relazione di servizio e il loro…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Questa scheda sta in fondo perché è la parte in cui ciascuna istituzione dà una versione diversa e nessuna è ancora verificata. Va letta sapendo che è materia contesa, non accertata.</p><p>LA RICHIESTA DELL'AUTOMEDICA — IL NODO</p><p>Versione degli agenti. La relazione di servizio e il loro avvocato sostengono che i poliziotti, chiamando il 118, chiesero anche l'invio di un'automedica, cioè di un mezzo con medico a bordo, per una persona «in crisi psicotica». Secondo il legale la richiesta fu fatta due volte.</p><p>Versione dell'Azienda USL di Bologna. Le registrazioni delle telefonate e la documentazione della centrale operativa del 118 in possesso dell'azienda NON confermano questa ricostruzione. L'Ausl ha dichiarato che non risulta alcuna richiesta di un medico.</p><p>Ipotesi intermedia circolata. La richiesta potrebbe essere stata rivolta dagli agenti alla propria centrale di polizia, e non essere stata poi trasmessa al 118 in quei termini.</p><p>I DATI DI FATTO, che nessuno contesta. L'intervento fu classificato codice verde. Venne inviata un'ambulanza di base con quattro volontari della Croce Rossa, senza medico né infermiere. L'automedica fu chiesta soltanto alle 12.36, dall'equipaggio della Croce Rossa, e arrivò alle 12.53, quando il medico poté solo constatare il decesso.</p><p>LA PROCURA ha acquisito la telefonata per accertare che cosa sia stato chiesto realmente e se la prima risposta sanitaria fosse adeguata alla crisi segnalata. Gli inquirenti verificheranno anche «come è avvenuta la comunicazione dell'emergenza e come mai a monte si sia deciso di non inviare una squadra con un medico o un infermiere».</p><p>COSA RESTA DA STABILIRE. Se la richiesta di un medico sia stata formulata e a chi; se sia stata trasmessa alla centrale del 118 e in quali termini; su quali informazioni sia stato attribuito il codice verde; e se la risposta sanitaria inviata fosse adeguata alla situazione segnalata. Sono accertamenti in corso presso la Procura di Bologna. Nessuna delle due versioni è ad oggi verificata.</p>]]></content:encoded>
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    <title>Nota sul metodo, sui limiti e sulle garanzie</title>
    <link>https://cybertruth.it/scheda/nota-sul-metodo-sui-limiti-e-sulle-garanzie/</link>
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    <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
    <description>Archivio in continuo aggiornamento. L&apos;inchiesta della Procura di Bologna è aperta e le voci vengono aggiunte man mano che escono. CRITERIO. I fatti documentati sono tenuti separati dai punti sotto inchiesta, e questi dal rimpallo di responsabilità tra istituzioni, che sta in…</description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Archivio in continuo aggiornamento. L'inchiesta della Procura di Bologna è aperta e le voci vengono aggiunte man mano che escono.</p><p>CRITERIO. I fatti documentati sono tenuti separati dai punti sotto inchiesta, e questi dal rimpallo di responsabilità tra istituzioni, che sta in fondo. Dove esistono versioni contrapposte sono riportate entrambe con l'indicazione di chi le sostiene. Dove non c'è riscontro, è scritto che non c'è. Le inferenze sono segnalate come tali.</p><p>«DOCUMENTATO E NON CONTESTATO» non significa «accertato in giudizio»: nessun processo è cominciato. Significa che il fatto risulta da atti — relazioni di servizio, ricostruzioni ufficiali dell'Ausl, filmati acquisiti dalla Procura, il testo delle linee guida ministeriali — e che nessuna delle parti lo ha smentito.</p><p>FONTI. Gli orari provengono dalla Questura di Bologna e dalla ricostruzione ufficiale dell'Azienda USL, pubblicate il 20 e 21 luglio 2026 da Il Fatto Quotidiano e Sky TG24. Le testimonianze dei residenti da «La Stampa», «la Repubblica» Bologna, Il Fatto Quotidiano e BolognaToday. La relazione di servizio degli agenti dal Resto del Carlino del 22 luglio. Le immagini della bodycam sono state trasmesse dal Tg1 il 23 luglio. Il contenuto delle linee guida del Dipartimento della Pubblica sicurezza dell'11 maggio 2026 da Sky TG24, Il Post, Today e BolognaToday. Dove una notizia è stata ripresa da una sintesi, ho risalito la catena e citato la fonte originale.</p><p>LIMITI. Non è stato possibile verificare uno per uno il contenuto dei video linkati: qualche titolo potrebbe non corrispondere, qualche filmato essere stato rimosso. Alcuni articoli richiedono abbonamento. Le date accanto alle voci degli elenchi sono ricostruite dall'evento raccontato e possono scostarsi di un giorno.</p><p>AVVERTENZA. Alcuni video mostrano gli ultimi minuti di vita di una persona.</p><p>GARANZIE. Nessuna delle sei persone coinvolte è formalmente indagata. Chi è sottoposto ad accertamento non è indagato, chi è indagato non è imputato, chi è imputato non è condannato. Questo archivio raccoglie fonti pubbliche e non formula accuse.</p><p>Chiuso al 3 agosto 2026.</p>]]></content:encoded>
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